Accompagnare la gioia di custodire il creato

L’esperienza dei ragazzi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore nelle piazze dell’Agenda 2030


Una delle grandi novità del Villaggio per la Terra 2018 è stata costituita dalle piazze dell’Agenda 2030, 17 luoghi dove scoprire e approfondire gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) che le Nazioni Unite si sono impegnate a raggiungere entro il 2030.

Ad animare questi luoghi i volontari dell’Università Cattolica del sacro cuore, ragazzi provenienti dalle diverse facoltà dell’ateneo formati e coordinati dallo staff dell’Alta Scuola per l’Ambiente da cui riceviamo e pubblichiamo questa testimonianza.

Grazie ancora ragazzi!

 

Apprendere, custodire e servire il creato: l’esperienza educativa del Villaggio per la Terra

di Sara Bornatici, Docente Università Cattolica del Sacro Cuore

Dal 21 al 25 aprile 2018 nel cuore verde di Roma, presso la Terrazza del Pincio e il Galoppatoio di Villa Borghese, ha avuto luogo l’evento "Villaggio per la Terra 2018” organizzato da Earth Day Italia e dal Movimento dei Focolari. Sono state cinque giornate, declinate in laboratori, talk, mostre ed eventi, orientate a sensibilizzare e a promuovere la popolazione sul tema della tutela del Pianeta. Nucleo tematico dell’evento l’Agenda 2030 sottoscritta nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU che comprende i 17 Sustainable Development Goals articolati in 169 target da realizzarsi entro il 2030.

Cinquantadue studenti provenienti dalle varie sedi dell'Ateneo sono stati coinvolti, su indicazione del Rettorato, dallo staff di Alta Scuola per l’Ambiente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, diretto dal Professor Malavasi, in una proposta pedagogica di apprendimento- servizio.

Muovendo dall’insegnamento di Don Bosco il quale ricordava che in ogni giovane vi è un punto di accesso al bene e che compito dell’educatore è trovare quella corda sensibile e farla vibrare, si è individuato quale elemento di motivazione per questi giovani la loro voglia di far fiorire, diffondere e partecipare la cultura della sostenibilità attraverso un processo di cura che è uscito dai limiti del privato e si è fatto fondamento della vita pubblica.

Selezionati tra oltre duecento candidati sulla base del loro curriculum, delle motivazioni e di un’equa distribuzione tra le varie sedi dell’Ateneo, gli studenti hanno inizialmente affrontato un percorso residenziale di formazione in cui si sono dedicati alla conoscenza dell’Agenda 2030 e dei singoli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Le nuove povertà, le sfide determinate dai cambiamenti climatici, il bisogno di un’educazione di qualità, le disuguaglianze di genere sono solo alcuni tra i temi esplorati.

La sfida di predisporre per gli studenti una significativa esperienza di apprendimento in cui sviluppare ed esercitare le proprie competenze sociali, accolta da un gruppo di studiosi volontari di Alta Scuola per l’Ambiente, ha trovato nella proposta pedagogica del service learning uno strumento adeguato per consentire ai giovani dell'Università Cattolica coinvolti nell'iniziativa, di coniugare i propri apprendimenti accademici con attività che li impegnassero nell’offrire un servizio alla comunità.

Nello specifico ai ragazzi è stato chiesto di portare al Villaggio per la Terra sapere, umanità e competenze per arricchire la manifestazione di risonanze personali, “attraverso un impegno corale e una generosa dedizione da parte di ciascuno”. Per i ricercatori di ASA si è rivelato importante che i ragazzi non corressero il rischio di utilizzare il contesto esterno come mero luogo per fare ricerca, ma rendessero strategiche le proprie conoscenze accademiche nella condivisone dell’orientamento al bene comune e alla ricerca della verità, nella logica di una reciprocità basata su un’esperienza di incontro e scambio con i numerosi visitatori del Villaggio per la Terra.

In quello che si presenta come uno scenario di diffusa anomia sociale e valoriale, che sembra aver favorito un progressivo disancoramento delle persone da forme di partecipazione comunitaria, le giovani generazioni possono fornire un inedito contributo rispetto a talune rilevanti tematiche connesse con lo sviluppo sostenibile. Se da un lato la complessità si configura come una condizione irriducibile quanto ineluttabile, che può generare confusione e incertezza, dall’altra offre, nelle attuali trasformazioni economiche, politiche e culturali, la possibilità di ripensare all’humanum in modo nuovo anche nel rapporto con l’ambiente che lo include e lo circonda.

Ma cosa significa per i giovani apprendere e servire il creato?

Nell’elaborare significati in ordine alla dimensione della sostenibilità è stato pregnante far percepire ai ragazzi impegnati nel percorso di apprendimento servizio che l’ambiente è una risorsa educativa che ci consente di ricoprire il valore delle relazioni. Tutela dell'ambiente e tutela della persona non possono essere disgiunte. La disseminazione di buone pratiche in, con e per l’ambiente diviene pertanto un’occasione di apprendimento in cui la valorizzazione del sapere si fonde con la dimensione dell’incontro e dalla cura attraverso un dialogo intra ed intergenerazionale. Di là dal coltivare sentimenti superficiali o legati all’entusiasmo del momento, si tratta di cercare le radici profonde che dovrebbero guidare le nostre azioni: l’umanità, ci ricorda Papa Francesco, è chiamata a "prendere dolorosa coscienza, ossia trasformare in sofferenza personale quello che accade nel nostro mondo e così riconoscere qual è il contributo che ciascuno può portare” (Papa Francesco, Laudato Sì’, 2015, n.19). Dall’analisi dei questionari somministrati agli studenti in conclusione del percorso di service learning è emersa la necessità di ridefinire nuovi criteri interpretativi per promuovere un’educazione che avvalori autentici comportamenti ecosostenibili. Molti volontari hanno messo in luce il valore dell’incontro e dello scambio di idee con altri giovani, con i visitatori e gli organizzatori dell’evento.

Da rilevare anche la dimensione del villaggio come anima di autentica progettualità, luogo generatore di apprendimenti, comunità orientata alla promozione umana. L'esperienza del Villaggio per la Terra, attraverso i suoi risvolti pratici ed operativi, ha rafforzato negli studenti la consapevolezza del proprio ruolo nell’ambito della comunità; nello stesso tempo accompagnare i giovani in una proposta volta alla responsabile costruzione di un pianeta fertile per ogni abitante della Terra ha configurato per l’intero ateneo e in modo particolare per Alta Scuola per l'Ambiente un'occasione per progettare inediti percorsi educativi nel segno dell'equità, della fratellanza e della solidarietà. L'iniziativa ha assunto un denso valore pedagogico, consentendo il confronto e la problematizzazione di nuovi significati culturali e sociali nel segno della sostenibilità che diviene valore se si fonda su principi universali e non negoziabili.

 

Progettazione pedagogica e formazione delle risorse umane, itinerari e voci per il discernimento

di Simona Sandrini Docente Università Cattolica del Sacro Cuore

 

«Si tutto bene. Stanchi ma felicissimi» (Isa, studente Facoltà di Lettere e filosofia, Milano)

 

La solidarietà universale che coinvolge i talenti di tutti (Papa Francesco, Laudato si’, 2015, n. 14) scorge nei giovani che frequentano l’Università un patrimonio umano che non può essere “sprecato”, in un’età di discernimento che matura anche attraverso itinerari formativi. Progettare pedagogicamente la formazione degli studenti universitari significa non solo trasmettere conoscenze e metodo, ma offrire occasioni di crescita umana, relazionale e professionale, spirituale e sociale, che resista alla banalità esistenziale, alla distrazione e all’indifferenza.

Le proposte del “Villaggio per la Terra” e delle “GMG” intendono significare questa direzione, accogliendo i giovani dell’Università Cattolica del Sacro Cuore in esperienze partecipate di pratiche di sostenibilità. Dietro l’invito a sentirsi coinvolti, la cura e la progettazione pedagogica: per comprenderne il processo di costruzione progettuale poniamo l’attenzione su alcune scelte metodologiche.

 

Orientare l’esperienza formativa. Prediligere la sostenibilità come oikos, "casa” di studenti, docenti e personale dell'università e rappresentanti di realtà che collaborano con i percorsi formativi, significa "orientarsi" e orientare intenzionalmente in modo etico-educativo. Porre attenzione in modo programmatico alla Laudato si’ implica una priorità, una direzione di senso. Si tratta di volgere lo sguardo, intonare le voci e realizzare dialoghi verso quella che Papa Francesco definisce l’“ecologia integrale”.
Tutto è intrinsecamente connesso. Nella complessità della vita quotidiana si misura la vera conversione comunitaria, globale e locale, volta al bene del Creato. Restituendo centralità al Creato si sostiene l’esigenza di concentrarsi prioritariamente nell’individuazione dei fini che guidano la formazione dei giovani, ancor prima di dedicarsi ai mezzi atti a raggiungerli, identificando la “stella cometa” prima del cammino.

«Abbiamo troppi mezzi per scarsi e rachitici fini» (Francesco, Papa).

 

Donare libertà di compartecipare. Se l’ambiente è un bene collettivo, patrimonio di tutta l’umanità e responsabilità di tutti, come uomini siamo stati creati liberi di rispondere alla vocazione dell’ecologia integrale. La proposta di seguire “la stella cometa” può giungere come un semplice e delicato invito: vuoi partecipare al progetto? La sfida pedagogica è accogliere con apertura sincera ogni giovane, con le proprie promesse esistenziali: è una scommessa generazionale per l’Università, sia in percorsi formativi classici sia in camminamenti formativi più destrutturati, poiché da questo raduno di risorse umane può scaturire un movimento culturale e operativo dalla grande portata. Offrire ai giovani l’occasione di conoscere altri giovani protesi verso fini simili è un modo per far loro sperimentare l’esperienza di sentirsi appartenenti all’unica “casa comune”, di costruire la propria identità personale e comunitaria non in solitudine.

«La bellezza dei volti che hanno animato le piazze al Villaggio per la Terra profuma di coraggio. Il coraggio di chi ha deciso di metterci la faccia senza nascondere il proprio talento, il coraggio di chi pensa che il proprio sguardo rivolto al futuro possa davvero dare un'enorme ricchezza, il coraggio di chi getta il seme controcorrente, non pensando al domani ma al "dopodomani", il coraggio di chi è ancora capace di sognare un futuro migliore con i piedi per terra. Al termine di questa esperienza mi sento incredibilmente ricco di sguardi aperti all'infinito, di parole nuove, di cuori che si incontrano e si trasformano, di nuovi amici. Adesso arriva il momento in cui prendere in mano il tempo vissuto assieme e continuare a seminare, vivendo l'attesa come fermento che trasforma sogni in vita» (Giampaolo, studente Laurea magistrale in Progettazione pedagogica e formazione delle risorse umane, Brescia).

 

Valorizzare i diversi talenti. L’ambiente universitario è ricco di giovani, di ogni età, di diverse facoltà e dipartimenti, provenienti da plurime collocazioni geografiche: studenti del triennio, delle lauree magistrali, delle scuole di dottorato, di specializzazione e dei master, afferenti a diverse discipline. Serve una comprensione profonda e ampia della realtà, perché “la realtà è sempre superiore all’idea” (Papa Francesco, Laudato si’, 2015, n. 110): per questa comprensione nessuna competenza è sufficiente, ma tutte sono necessarie. In un’unita di spirito messo a servizio della sostenibilità, i diversi carismi in sensibilità e conoscenze possono essere fatti fruttare moltiplicando le connessioni umane attraverso progetti formativi che aprono a percorsi inediti: se 17 sono gli obiettivi (SDGs) individuati dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, infinite sono le strade per poterli raggiungere e superare laddove il fattore umano condivida prospettive e impegno.

«Poi dopodomani sarà Villaggio per l’Africa!!! Andiamo oltremare!!! Dai, coraggio sempre ragazzi per servire il bene!» (Valence, dottorando Agrisystem, Piacenza).

 

Raccontare il futuro. C’è sempre un altrove, oltre gli studenti che formiamo in Università, una comunità che loro accompagneranno, non ancora nata o nell’infanzia dello sviluppo sostenibile. Non ripiegandosi su se stessi, ma tendendo le braccia a coloro che stanno loro accanto, i giovani possono diffondere la sostenibilità, raccontarla con parole dedicate, infonderne il desiderio. Gli educatori di ecologia integrale sono risorse umane rinnovabili.

«La luce del sole non va mai sprecata» (Alberto, studente della scuola primaria, Roma).

 

Farsi accompagnatori dell’esperienza. Progettare pedagogicamente la formazione significa costruire percorsi densi di motivazione e significato per gli studenti, con incipit pensati, contenuti suggeriti e un itinerario aperto.
La formazione è una chance per chi la progetta - professori, ricercatori e personale amministrativo, rappresentanti degli enti -, possibilità per rinvigorire la speranza in un contributo fattivo che proviene dalle nuove generazioni. La comprensione di un itinerario di servizio e gioia aiuta la comprensione della realtà, rende credenti e ferventi accompagnatori dei giovani.

«Io mi sono commossa per la seconda volta. Bravissimi. Grazie a tutti» (Alice, segreteria del Rettorato Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano).

«Ti prego di inoltrare i miei saluti e i miei ringraziamenti a tutti i colleghi che ho profondamente stimato nel loro saper "fare scuola", nel vivere con una grandissima disponibilità quel "essere accanto" che lascia nei nostri giovani un marchio indelebile» (Antonia, professoressa Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma).

«Il Signore sempre aiuti ciascuno di noi ad ascoltare la Sua voce e a seguirlo nella Terra che egli ci indica... grazie davvero di tutto e di tutti!» (Pierluigi, professore Università Cattolica del Sacro Cuore, Brescia).